Lui & Lei
Laura: La Regina della Cera Calda-Cap.2 di 6
giorgal73
25.05.2026 |
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"La carezza delle sue mani, improvvisamente più lenta, più attenta, mi fa dimenticare il dolore appena provato..."
Premessa:Scopri il mio segreto bollente: un corpicino glabro come seta dopo una ceretta indimenticabile con una bionda dal piercing argenteo che mi ha fatto vedere le stelle! Invito le donne intraprendenti e audaci a un club privé esclusivo a Bologna per palpare, esplorare e rivivere la passione esplosiva di quella seduta. Pronta a osare senza peli di mezzo e divertirti da matti con un uomo liscio e voglioso?
Nell’ attesa leggi tutti e 6 i capitoli per non perdere nessun colpo di scena e lascia un commento, pollice in su e proposta indecente per una nostra personale storia!
***** Capitolo 2 di 6 - Domande Intime *****
Poi passa a domande che mi colgono di sorpresa, come quando chiede di che segno zodiacale sono, se credo all’oroscopo, o se ho mai fatto follie per una donna. Sembra che la conversazione si muova per salti logici, come una pallina impazzita tra le pareti di un flipper, ma in realtà ha una sua coerenza nascosta, una trama fatta di sguardi e piccoli segni di apprezzamento che Laura dispensa con parsimonia. Quando le rispondo che non sono sposato, ma convivo e ho una relazione aperta, lei solleva un sopracciglio, quasi incredula. «Davvero? Sei proprio un uomo interessante sai?» «Diciamo che sono uno che si annoia facilmente, ma ha i suoi punti fissi» ammetto, cercando di sembrare sicuro. «E poi, con questo corpicino a palla, non è che abbia la fila fuori dalla porta e già è stata un fortuna trovare un anima pia che mi ama e che la pensi come me sotto diversi punti di vista.» Lei ride, ma il suo tono cambia, si fa più basso, quasi intimo. «Non dire così. Sai quanti clienti si illudono che per piacere basti avere una tartaruga sulla pancia? Il vero sex appeal è altro.» Detto da lei suona come una verità assoluta, e a questo punto mi domando se le sue parole siano rivolte a me o a se stessa, come se volesse convincersi di qualcosa. Sento la cera tirare mentre si indurisce e, nel silenzio carico che ne segue, Laura si fa più delicata. Spalma la zona con gesti ampi, accarezzando i bordi della pellicola ancora calda con i polpastrelli, quasi per abituarmi all’idea dello strappo imminente. Ogni tocco sembra premeditato per aumentare la tensione, come se la mia pelle fosse una corda di violino che lei accorda con pazienza.
Poi, con un timing perfetto, riprende il filo della conversazione e lo porta su un piano ancora più personale. «Dai, racconta hai qualche segreto inconfessabile? Io sono come il confessore, non uscirà nulla da questa stanza» chiede, come se avesse letto un appunto segreto nella mia mente. Non so se sia una provocazione o un tentativo di cambiare discorso, ma mi trovo a risponderle con più sincerità di quanto mi aspettassi. «Non è proprio un segreto, come hobby scrivo. Da anni. Ma non sono storie per tutti.» Gli occhi di Laura si illuminano di un lampo impaziente. «Che intendi?»
«Sono storie vietate ai minori,» confesso, stringendo le mani sul lettino, pronto al prossimo dolore. «Mi piace raccontare le mie avventure, esagerare, a volte mescolare la realtà con la fantasia. Spesso uso i miei amici come fonte di ispirazione, ma cambio i nomi — per ovvi motivi.»
Lei fischia piano, come se avesse appena scartato una sorpresa inaspettata.
«Allora sei un autore di racconti erotici.» Non è una domanda, ma una constatazione.
«Sì. Ne ho pubblicati alcuni su portali specializzati, sempre per adulti, ovviamente. Le storie migliori finiscono su Amazon o su Kobo. Se vuoi ti porto una copia alla prossima seduta.» Laura ride, questa volta più forte, e il suono mi fa vibrare anche i muscoli delle gambe.
«Certo che sì,» risponde con una complicità che mi spiazza. «Mi piace l’idea di scoprire il mio cliente da un altro punto di vista. E poi, non capita tutti i giorni di avere uno scrittore nudo sul proprio lettino.» Sento il suo sguardo che mi scivola addosso, quasi fisico, come se mi stesse leggendo attraverso la pelle.
«Però sul libro, voglio una dedica, altrimenti ti strapperò i peli uno a uno con i denti» dice, e non so se la battuta sia solo una scusa per farmi prendere l’iniziativa. Io mi limito a ridere, mentre dentro di me cresce una strana mistura di orgoglio e imbarazzo. All’improvviso la scrittura mi sembra un’arma affilata e anche un modo per proteggerci entrambi, per tenere la conversazione su un piano in cui il corpo non è più solo carne da trattare ma anche trama, invenzione, racconto. Sfruttando lo slancio, le chiedo se anche lei abbia mai pensato di scrivere qualcosa sulle sue esperienze con i clienti.
«Scommetto che ne avresti di storie da raccontare,» le dico. Lei si fa seria, per un attimo. «Sai che ci avevo pensato? Ma preferisco vivere le storie che raccontarle. E poi, sono fatta per il contatto fisico. Le parole, per quanto belle, non ti scaldano la mano quando tocchi qualcuno.» Resto colpito dalla risposta, e in un certo senso la capisco: la sua forza sta tutta nei gesti, nei dettagli, nell’energia che trasmette quando affonda le dita tra le scapole o quando si avvicina quel tanto che basta per mandare in tilt le difese di chiunque. In un attimo mi rendo conto che la ceretta è solo una scusa: quello che succede qui dentro potrebbe accadere anche in un’altra stanza, forse con un altro pretesto, ma il risultato sarebbe lo stesso.
È una danza, un corteggiamento che passa per linee invisibili, sguardi sfuggenti e parole dette solo a metà. Mentre la cera si indurisce definitivamente, Laura si avvicina ancora e abbassa il tono della voce come se dovesse confidarmi un segreto. «A volte mi capita di immaginare la storia delle persone che tratto, specie quando sento che c’è qualcosa di diverso. Di interessante.»
«E io sarei interessante?» chiedo, cercando di tenere il tono leggero, ma la curiosità mi tradisce. Lei si ferma, le mani sospese a mezz’aria, e mi sussurra all’orecchio: «Molto più di quanto pensassi.» Non rispondo subito, perché sento che in quel silenzio c’è tutto quello che serve. Se la cera mi tira la pelle, la sua presenza mi tira in una direzione opposta, verso un punto indefinito tra desiderio e soggezione. Poi, come se avesse colto il momento perfetto, mi chiede di girarmi a pancia in su. La manovra non è semplice, sono sudato e la carta sul lettino si incolla alle spalle, ma Laura mi aiuta sollevando il telo sul bacino e guidando il movimento con le dita. Quando mi sistemo, lei mi copre subito con il telo fino all’altezza del petto, lasciando la pelle esposta. La luce è più intensa ora, e mi vedo riflesso negli occhi di Laura, che mi osserva con un’espressione tra la curiosità e l’apprezzamento.
«Questa sarà la parte più delicata,» dice, mentre posiziona un asciugamano sotto la testa. Il suo seno è a pochi centimetri dal mio viso, il profumo della sua pelle si mescola con quello della cera, creando un’essenza che mi confonde i sensi.
«Vuoi che facci piccole zone per minore dolore, solo che sarà più lunga la cosa,» chiede, e la sua mano scivola lungo il mio braccio, un tocco che sembra professionale ma che sento più intimo.
“Grazie,” rispondo, ma la parola esce più come un sospiro. Il suo sorriso si allarga, e il piercing sulla lingua cattura di nuovo la luce.
Inizio a notare i dettagli del suo viso mentre si piega su di me: una piccola cicatrice vicino all’attaccatura dei capelli, un neo all’angolo della bocca, le ciglia lunghe che sbattono lentamente mentre mi osserva. La tensione si accumula nella stanza come l’elettricità prima di un temporale.
Un nuovo strappo, violento, mi fa vedere le stelle. Lo sento arrivare con il familiare crescendo di calore appiccicoso, poi Laura tende la pelle con una precisione esperta. Il rumore della cera che si stacca dalla petto è simile a quello di una vela strapazzata dal vento. Un attimo dopo, la sensazione si rovescia: dolore acuto che si spande a raggiera lungo i fianchi, e subito le mani di Laura, delicate e sicure, si muovono a rincorrere il bruciore. Mi massaggia con movimenti decisi, quasi materni, il palmo caldo che mi seda la carne. Sento l’odore metallico del sangue che pulsa sotto pelle, ma il sollievo dato dalle sue dita arriva veloce, quasi narcotico.
«Hai la pelle molto sensibile, vedo. Ma hai resistito bene,» dice Laura. La sua voce si è fatta roca, come se l’intensità dello strappo l’avesse coinvolta fisicamente. La carezza delle sue mani, improvvisamente più lenta, più attenta, mi fa dimenticare il dolore appena provato. Avverto le sue unghie, affilate e leggere, pizzicare via i residui di cera come se stesse scrostando la vernice di un mobile antico. Poi, con una naturalezza che mi sorprende, le dita proseguono la discesa lungo la colonna vertebrale. Seguono la curva del fianco, esplorativa, fino a fermarsi esattamente sopra la cintura dei miei jeans. Il gesto è ambiguamente professionale, ma mi attraversa una corrente.
«Sei un tipo tosto, mi togli il divertimento di fare la sadica.» Questa volta, nella voce di Laura c’è una vibrazione diversa, più scura, quasi di rispetto. Ma non solo: avverto una vena di sfida, come se il mio autocontrollo l’avesse stuzzicata e ora volesse vedere fin dove potessi arrivare. Mi sento ridicolo a provare orgoglio per una cosa del genere, ma il modo in cui mi fissa — le pupille che sembrano inghiottire il colore dell’iride, le labbra che si stringono in una linea sottile per non scoppiare a ridere — mi fa desiderare di impressionarla ancora di più.
«Non è niente rispetto alla circoncisione che ho fatto un paio di mesi fa, visto che l’anestesia ha funzionato male,» dico, puntando sulla mia autoironia da cinquantenne abituato a sublimare le umiliazioni in battute. «Lì sì che avresti visto un tipo tosto.» Laura ride, stavolta di gusto: la risata le scuote le spalle, la permea. Per un attimo la vedo come una bambina che si gode un segreto, ma subito dopo riafferra il ruolo della p, e le sue mani si fanno lente, quasi accarezzanti sulle zone appena depilate. Mi domando se sia una tecnica studiata per abituare la pelle, o se sia solo felice di prendersi qualche licenza tattile in più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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